Inquinamento atmosferico fuori controllo: nel 2025 l’aria delle città italiane resta una minaccia per la salute

Inquinamento atmosferico fuori controllo: nel 2025 l’aria delle città italiane resta una minaccia per la salute

BY: Salute Redazione DottNet | 20/01/2026 17:18

I dati Isde confermano un’emergenza sanitaria strutturale: polveri sottili e biossido di azoto superano ampiamente i limiti di sicurezza. Migliaia di morti premature evitabili e un’esposizione urbana incompatibile con la tutela della salute.

L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle più gravi emergenze sanitarie e ambientali in Italia e in Europa. I dati 2025 del progetto nazionale “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da Isde Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, restituiscono un quadro allarmante: l’esposizione della popolazione urbana agli inquinanti atmosferici rimane a livelli incompatibili con la tutela della salute.

Lo studio ha analizzato i dati provenienti da 57 stazioni di monitoraggio distribuite in 27 città italiane, confrontando le concentrazioni di inquinanti con i limiti di legge attualmente in vigore, con quelli previsti dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria (2024/2881), che entreranno in vigore nel 2030, e con i valori guida raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il risultato è una distanza ancora marcata tra la realtà delle città italiane e gli standard necessari per proteggere efficacemente la salute pubblica.

Pm2,5: il nemico più pericoloso

Tra gli inquinanti monitorati, il particolato fine Pm2,5 si conferma il più pericoloso. Capace di penetrare in profondità nei polmoni e di raggiungere il circolo sanguigno, è associato a patologie cardiovascolari, respiratorie e a un aumento della mortalità. Milano, Torino e Padova registrano le situazioni più critiche, con medie annue rispettivamente di 22, 20 e 20 µg/m³: valori quasi doppi rispetto al futuro limite europeo (10 µg/m³) e quattro volte superiori alla soglia raccomandata dall’Oms (5 µg/m³).

Ancora più grave è il dato sui superamenti giornalieri. A fronte di un massimo di 18 giorni consentiti dalla normativa europea, Milano supera la soglia di 25 µg/m³ per 206 giorni l’anno, Torino per 106 e Padova per 103. Se si considera la raccomandazione Oms – non più di quattro giorni oltre i 15 µg/m³ – la situazione appare drammatica: Milano arriva di nuovo a 206 giorni di sforamento, Torino a 173 e Padova a 165.

Biossido di azoto: traffico sotto accusa

Il biossido di azoto (NO?), inquinante fortemente correlato al traffico veicolare, mostra livelli critici in tutte le città analizzate. In ciascun contesto urbano i limiti giornalieri indicati dall’Oms vengono superati per almeno metà dell’anno. Le situazioni più estreme si registrano a Palermo (356 giorni), Catania (351) e Genova (333), tutte città portuali. Anche grandi centri come Roma, Torino e Milano presentano aria inquinata per gran parte dell’anno, rispettivamente per 317, 293 e 290 giorni.

I superamenti giornalieri risultano critici anche in relazione ai futuri limiti europei: contro i 18 giorni consentiti, Napoli ne registra 197, Palermo 173 e Genova 100. Inoltre, Napoli, Palermo e Genova superano l’attuale limite di legge di 40 µg/m³ di media annua, arrivando fino a cinque volte la soglia raccomandata dall’Oms, fissata a 10 µg/m³.

Pm10: una criticità diffusa

La situazione non migliora per le polveri Pm10. Tutte le città monitorate superano sia la media annuale massima indicata dall’Oms sia il numero di superamenti giornalieri del limite di 45 µg/m³. Palermo, Milano e Napoli risultano le più inquinate, con rispettivamente 100, 94 e 86 giorni di superamento del limite annuale.

Il particolato, sia fine sia grossolano, è generato da una molteplicità di fonti: impianti di riscaldamento, attività industriali, agricoltura intensiva e traffico stradale. Una complessità che richiede interventi strutturali e integrati, ancora largamente insufficienti secondo i medici dell’Isde.

Un impatto sanitario misurabile

L’aspetto più drammatico riguarda le conseguenze sulla salute. Sulla base dei dati di popolazione e di esposizione agli inquinanti, lo studio stima 6.731 morti premature attribuibili al solo Pm2,5 nelle 27 città analizzate. Si tratta di circa l’8% della mortalità non traumatica negli adulti. A Milano l’impatto sale al 14%, mentre a Torino e Padova raggiunge il 12%.

Secondo Isde, una quota rilevante di questi decessi sarebbe evitabile riducendo l’inquinamento fino ai livelli raccomandati dall’Oms. Un obiettivo ambizioso ma necessario, se si considera che l’esposizione cronica agli inquinanti colpisce in modo particolare bambini, anziani e persone fragili.

Un’emergenza che non può più essere rimandata

«I dati del 2025 confermano senza ambiguità che l’inquinamento atmosferico nelle città italiane è un’emergenza sanitaria strutturale», afferma Roberto Romizi, presidente di Isde Italia. «È un’esposizione cronica che incide ogni giorno sulla salute dei cittadini. Rimandare ancora l’adozione di politiche efficaci significa accettare un carico evitabile di malattie e di morti premature».

Il messaggio che emerge dallo studio è chiaro: senza un deciso cambio di passo nelle politiche ambientali, della mobilità e dell’energia, l’inquinamento continuerà a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per la salute pubblica. Un costo umano e sanitario che il Paese non può più permettersi di ignorare.
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